INTUS: CRISTALLI DI CRISI

 

10 maggio – 15 giugno 2014

Museo d’Arte Contemporanea – Lissone
Viale Padania 6
20851 Lissone – MB

Il MAC di Lissone ospita la prima mostra di sole sculture di Nicola Samorì [Forlì, 1977], artista che negli ultimi anni si è fatto conoscere per i suoi “delitti pittorici”.

«Se l’ambizione della mia pittura è quella di risvegliarsi dal sonno bidimensionale», spiega l’artista, «l’aspirazione della mia scultura è talvolta quella di fare tabula rasa dell’immagine scacciando i rilievi dal piano e scavando i volumi da dentro». Il titolo della mostra, INTUS, allude proprio a un “dentro” violato attraverso un lavoro di endochirurgia scultorea. L’artista ha voluto avvicinarsi a dei testimoni plastici, più o meno antichi, per instillare al loro interno un processo di decomposizione corporea. Le sculture rappresentano infatti la risposta plastica più coerente al modus operandi che l’artista sta sperimentando con la pittura negli ultimi anni.

In occasione di questa sua personale, Samorì si è lambiccato intorno all’interrogativo se un dipinto quando muore diventa una scultura. «Forse lo è sempre stato», ha ammesso lui stesso, «ma solo perdendo i processi d’illusione indotti dal colore e cedendo il passo ai movimenti prodotti dalla superficie esso scivola nello spazio della scultura». Altrettanto emblematico è il sottotitolo della mostra, “Cristalli di crisi”, un’espressione usata da Carl Einstein che Didi-Huberman attribuisce «a qualcosa che si manifesta come anomalo nella storia dell’arte, osando promuovere l’avanzata sovversiva delle forme attraverso un assalto regressivo dell’informe» (una regressione all’informe che nel caso di Samorì informa di sé tutte le opere in mostra).

L’esposizione offrirà un campionario di soluzioni rispetto al rilievo, al bassorilievo e al calco della pittura, attingendo in modo trasversale a soluzioni e periodi diversi della sporadica eppur sostanziale esperienza plastica dell’artista.

Sono circa una trentina le opere realizzate per il museo di Lissone e comprendono delle teste convulse che si accompagnano a una ricca sequenza di busti liquefatti nell’onice o nel marmo rosa. Su colonne di cemento sono invece posizionate delle teste fuse in bronzo e altre scolpite nel marmo, utilizzate dall’artista come blocco a levare. Alcuni “corpi senza ossa”, ottenuti staccando la pittura dal supporto rigido e facendole assumere un volume plastico, danno vita a un deposito di situazioni plastico/pittoriche (uno spazio dove il peso specifico del tegumento si libera della responsabilità pittorica concedendosi alla scultura tout court). Al centro della sala, un nudo di quasi due metri e mezzo replicherà in grande scala un modellino in cera che ha assunto una postura tortile attraverso la pressione delle mani.

Completano l’esposizione degli altorilievi antichi, rimodellati fino a ottenere una vitalità del negativo, e una serie di busti con la faccia rivolta a parete, intenti a fissare otto formelle in bronzo, marmo e olio; tra questi ci saranno cinque opere autografe dello scultore neoclassico Paolo Visani, provenienti dal Museo Civico delle Capuccine di Bagnacavallo, che dialogheranno con tre rifacimenti eseguiti da Samorì.
a cura di Alberto Zanchetta
inaugurazione sabato 10 maggio ore 18:30
primo piano
ingresso libero

www.museolissone.it
tel. 039 7397368 – 039 2145174

Martedì, Mercoledì, Venerdì h 15-19
Giovedì h 15-23
Sabato e Domenica h 10-12 / 15-19