La candela per far luce deve consumarsi

7 luglio 2017 – 1 ottobre 2017

Pesaro, Centro Arti Visive Pescheria

 

Ogni anno, l’estate pesarese vede protagonista il Centro Arti Visive Pescheria con un ‘grande’ evento nel segno dell’arte contemporanea, vocazione che questo luogo della cultura cittadina ha scelto nel 1996 fino a diventarne il polo più importante per la regione adriatica.Il 2017 è la volta della mostra di Nicola Samorì – La candela per far luce deve consumarsi – a cura di Marcello Smarrelli, promossa dall’Assessorato alla Bellezza del Comune di Pesaro con Sistema Museo. Il titolo fa riferimento a un pensiero attribuito a San Carlo Borromeo che con la sua vita ha incarnato l’idea di una luminosa consunzione, concetto che riverbera con forza da ogni opera esposta. L’artista romagnolo si è lasciato guidare dalle suggestioni del luogo per dare vita a un progetto in cui l’antica Pescheria e l’attigua chiesa del Suffragio si riappropriano della loro natura originale attraverso un dialogo inedito: quello tra le opere dell’artista e le immagini ‘sacre’ delle ricchissime collezioni dei Musei Civici di Palazzo Mosca. E proprio dai Musei Civici arriva l’indizio di partenza che ha guidato il lavoro di Samorì nello sviluppo di questo nuovo corpo di lavori per Pesaro.

Nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, viene distrutta l’ala destra di Palazzo Mosca e scompaiono una ventina di opere fra cui Cristo e un manigoldo del bolognese Giuseppe Maria Crespi. Il dipinto riappare durante i lavori di sgombero delle macerie: la superficie sfregiata ha restituito un occhio illeso circondato da ampie lacune; un ritorno involontario del metallo, otticamente simile a gran parte degli olii su rame di Samorì che nella sua poetica è solito ispezionare il rovescio della pittura attraverso una spoliazione accurata della pellicola dipinta. Da questa immagine compromessa – presente in mostra – si innesca una confusione continua fra l’azione del tempo sui documenti dalle raccolte civiche e i segni che scuotono in modo programmatico i suoi dipinti e le sue sculture.

Al volume della Pescheria Samorì imprime due semplici traiettorie: una orizzontale e l’altra verticale, corrispondenti al mare e agli alberi. Cinque sculture lignee antropomorfe, alte oltre tre metri, corrono parallele al colonnato in pietra e disegnano una teoria verticale contrapposta all’orizzonte simulato da una raccolta di antiche marine pesaresi allineate a parete.

È come se l’ascesa filiforme dei corpi fosse il risultato della lenta pulitura operata delle acque; un lavacro che ritorna nell’enorme spazio comunicante con la Pescheria: la chiesa del Suffragio, edificio a pianta dodecagonale destinato al culto, dove ci si raccoglieva per raccomandare a Dio le anime del Purgatorio, muto di preghiere dal 1888. Ripensata come una ‘vasca dei martiri’, in questa aula si agitano i santi, si aprono i sepolcri e si custodiscono i corpi, in un arrangiamento di pose che prevede i dipinti di Samorì – uno dei quali si appropria dell’imponenete cornice seicentesca di manifattura napoletana proveniente dalle collezioni civiche – insieme al Crespi e a un Cristo deposto di Nicola Zafuri. Al centro una scultura di cinque metri che, come un cero immenso, polarizza i movimenti della pittura.

Nel suo complesso, l’intervento nei due spazi – ripensati per il contemporaneo – rivela come le immagini sacre possano ‘rinascere’ oggi in una destinazione museale, più di quanto non accada nei luoghi devozionali.

 

La candela per far luce deve consumarsi

a cura di Marcello Smarrelli

Centro Arti Visive Pescheria, corso XI settembre 184, Pesaro

inaugurazione sabato 7 luglio ore 18.30

info www.pesarocultura.it www.pesaromusei.it