La Dialettica Del Mostro

Il titolo è mutuato dalla definizione dello storico dell’arte tedesco Aby Moritz Warburg (Amburgo 1866 – 1929) che fa riferimento all’inquietudine che abita la bellezza in ogni epoca.

La mostra dell’artista (Forlì 1977) presenterà circa 20 opere tra dipinti e sculture il cui oggetto di ricerca, ci spiega direttamente l’autore, è quello di: “restituire un teatro instabile dove ritratti di ritratti (mai ritratti dal vero) falliscono ripetutamente il loro tentativo di compiersi”. Le opere presentate in mostra, infatti, sono storie di presenze, sopravvivenze e incorporazioni di opere celebri o dimenticate, antiche o recenti, che dopo un processo di meticolosa riscrittura da parte dell’artista sono scosse nella loro fisionomia o isterizzate, con gesti che s’immettono nelle effigi quando “il loro corpo è ancora molle”, non interamente essiccato. Ogni opera parte da un soggetto selezionato in un clima figurativo stabile, come il Rinascimento o il Purismo, che è trascinato prepotentemente verso l’“antigrazioso” dal suo stesso interno, non come gesto rabbioso e collerico, ma come l’incursione di una breccia nella carne stessa della pittura.

L’allestimento mostrerà un intersecarsi di tempi simile a quello di certa cinematografia, che nella narrazione si diverte a creare balzi nel passato e nel futuro; opere carpite al Seicento o all’Ottocento entreranno in interferenza con il Contemporaneo, riplasmate, trasformate fino a divenire forme nuove. Anche le sculture rientrano in questa dialettica: un Crocefisso monumentale dell’artista barocco Pietro Tacca diventa tra le mani di Samorì quasi illeggibile, per una sedimentazione di materia che evoca la montagna nella sua concrezione calcarea biancastra.

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dal 18 febbraio al 27 marzo 2010
orario: da martedì a sabato, ore 11:00-19:00