Scoriada

dal 09 giugno 2011 al 30 settembre 2011

Studio d’arte Raffaelli
Palazzo Wolkenstein
via Marchetti 17 – Trento

Giovedì 9 giugno 2011 lo Studio d’Arte Raffaelli di Trento inaugura la seconda personale di Nicola Samorì. Scoriada, questo il titolo della mostra, mette in evidenza gli ultimi esiti della sua ricerca disseminando lo spazio di frammenti che si attraggono a distanza. È un percorso di resistenze e di sferzate che staccano il dipinto dal suo sonno bidimensionale per farne un’estasi plastica, quasi una fuoriuscita da sé. In ogni lavoro l’interno è messo in comunicazione con l’esterno attraverso una rottura della superficie che, incisa col bisturi, si apre e mostra il rovescio, deposito di colori freschi e intensi come quelli che abitano il dentro del corpo.

Domina la parete di fondo della sala maggiore di Palazzo Wolkenstein l’opera “Scoriada” (400 x 250 cm), che dà il titolo alla mostra; si tratta della scorticatura di uno scorticato, di un dare pelle alle ossa. Il suo impianto monumentale viene testato fino a un punto limite, l’istante in cui la forma rischia (e talvolta perde) la sua integrità. Anche i marmi – presentati per la prima volta ed eseguiti appositamente per questo progetto – si accartocciano, si tendono come pelli o inghiottono sassi quasi fossero materia molle.
Altrove immagini antiche come affumicati dipinti barocchi schiudono a un cascame di colori espressionista, prove di un tempo invertito, come se la stratificazione delle epoche si fosse accumulata a rovescio.
In alcune tavole la pittura sembra invece trasformarsi in un esperimento braille, interamente annerita nelle sue superfici e leggibile solo col tatto oppure oscillando lo sguardo davanti alla caligine che affoga la forma. In questi spessori la scultura torna a essere “lanterna della pittura”, esprimendo un’immagine che è a tutti gli effetti un bassorilievo, come lo sono le pitture scorticate nelle quali si manifesta una tensione innaturale a prendere le distanze dal supporto, cercando di inventare un corpo a una pellicola che spessore sembra non averne.
In questo spasmo della forma nessun attributo può vantare stabilità, neppure l’aureola che scivola con la consistenza della cera sul viso Carlo Borromeo, il santo lombardo che chiuse la vita, pare, con una frase che attraversa tutto il repertorio d’immagini in mostra: “la candela per far luce deve consumarsi”.